
“Non so quando ho iniziato a sentire il peso dell’orecchino. Non è pesante in sé, è leggero, liscio, perfetto. Eppure da anni porta con sé il peso di tutti gli sguardi che mi attraversano.
Sono rimasta immobile per così tanto tempo che ho imparato a percepire il silenzio come una pelle. Ho sentito pittori respirare dietro di me, visitatori sussurrare, occhi curiosi scandagliare il mio volto cercando un segreto che non ho mai confessato. E intanto il mio orecchino brillava per loro, più che per me.
Oggi, però, sento qualcosa cambiare. Un fremito. Un desiderio di sciogliermi da quell’immagine che tutti hanno amato prima di conoscermi. Guardo verso chi mi osserva, verso chi ha sempre voluto leggermi. Mi chiedono chi sono ma nessuno si è mai chiesto cosa accadrebbe se decidessi di muovermi. Se facessi un gesto semplice, quasi invisibile, un gesto mio, rivoluzionario, rivelando finalmente il mio punto di vista.
E allora lo faccio.
Alzo la mano.
Sfioro l’orecchino.
Lo tolgo.
Sento la perla scivolare contro la pelle, fresca come un’aria nuova. Il lobo si alleggerisce e con lui si alleggerisce la mia storia. La piccola goccia di luce resta nella mia mano come una domanda sospesa: chi sei quando nessuno ti guarda? Chi rimane quando smetti di essere simbolo, musa, icona?
Io non lo so ancora. Ma so che il gesto di togliere l’orecchino è il mio primo atto di libertà; la prima crepa nella perfezione pittorica che mi ha imprigionata; l’inizio di una voce che da secoli aspettavo di usare.
Perché dietro quell’orecchino c’ero io. E adesso, finalmente, ritorno me stessa.