Le opere che “riposano”

Le opere che riposano in attesa di essere esposte
in attesa di essere esposte

Esistono opere “invisibili” che ancora non appartengono al mondo, opere che non hanno ancora conquistato l’ammirazione di nessuno. Non hanno una cornice, non hanno un pubblico, non hanno una didascalia.

Sono conservate nei depositi dei musei, a volte giacciono negli archivi privati o restano nelle stanze interiori dell’artista: idee non nate, forme in potenza, intuizioni che chiedono di essere ascoltate.

Certamente il fenomeno più “complesso” riguarda le opere che “riposano” nei grandi musei che ne possiedono quantità ingenti ma ne espongono soltanto approssimativamente il 10% delle collezioni totali; il resto rimane custodito in caveaux, archivi, riserve museali.

Perché i musei non espongono tutto?

Per motivi di spazio, di conservazione, di rotazione curatoriale, per scelte narrative delle mostre, perché alcune opere richiedono manutenzione, sono in attesa di studio o hanno attribuzioni dubbie.

Al Louvre, ad esempio, molte opere non sono esposte perché firma, provenienza o attribuzione non sono ancora certe e il museo parigino rientra nell’elenco tra quelli con la più grande “collezione fantasma” insieme al British Museum di Londra, l’Hermitage di San Pietroburgo, i Musei Vaticani, il MoMa (USA).

L’arte più numerosa è quindi quella che non vediamo, quella che resta sospesa in uno stato intermedio, presente ma non ancora incarnata nel mondo e in questa sospensione, l’opera “riposa” in attesa di nascere davvero, perché il riconoscimento non è atto estetico ma relazione.

Ogni opera invisibile è una dialogo trattenuto che attende il suo momento d’incontro, che chiede di non restare nell’ombra ma di entrare negli occhi dell’altro.