
L’opera smette di essere semplicemente un dipinto, una scultura, una fotografia. Diventa un simulacro: una specie di sosia raffinato, un doppio con più pretese che contenuti. E’ l’arte che si guarda allo specchio e dice: ” Oggi mi vesto concettuale, così sembrerò più intelligente“.
Siamo abituati a pensare al simulacro come a un inganno, una copia travestita da verità. Nell’arte, invece, è spesso il contrario: la copia è più teatrale dell’originale, più carismatica e l’originale non ce la fa a starle dietro e il pubblico – noi critici, visitatori, amanti dell’arte e annoiati cronici – tratteniamo il fiato come se stessimo assistendo alla resurrezione del Bello.
Signore e signori, benvenuti alla grande messa in scena dell’arte che mima se stessa.
Il simulacro non nasce nei musei, nasce molto prima, quando Platone, seccato dai pittori che insistevano a imitare la realtà, sbuffava ” Sono solo copie di copie!” . E aveva ragione, ma non si immaginava che, secoli dopo, quelle copie si sarebbero moltiplicate come attori di una compagnia teatrale senza regista, ognuna convinta di essere la protagonista.
Avanza la modernità e accade l’imprevedibile: la copia perde il complesso d’inferiorità, si mette in posa e dichiara “L’originale non mi basta più, adesso voglio essere ruolo” e nasce così il simulacro artistico, un’opera che non rappresenta, interpreta ed interpreta talmente bene che spesso ruba la scena alla realtà stessa.
E qui arriva la parte più teatrale di tutte: la firma.
La firma nell’epoca del simulacro è come un attore che entra in scena per dire una sola battuta ma che tutti stanno aspettando. La firma è il colpo di tamburo. La sigla della sitcom. Il fulmine di scena, capace di trasformare un’idea tenue in un valore solido. Un colpo di classe. La firma è la vera opera: un piccolo tratto che trasforma una sciocchezza in un capolavoro.
Il simulacro ringrazia, si pavoneggia e il mercato applaude.
Morale: il simulacro artistico non inganna nessuno, è l’arte che gioca a fare la sfinge e noi che ci divertiamo a decifrarla anche quando la risposta non c’é. Una danza sottile tra seduzione, ambiguità e un raffinato senso dell’ironia.
Non preoccuparti. Anche se non capisci, è arte.