Casanova di anni 300

L’uomo che fece innamorare l’Europa e
l’arte veneziana del Settecento, palcoscenico di seduzione

Se c’è un luogo che può contenere Casanova senza soffocarlo, quel luogo è Venezia, una città che nel Settecento non era solo uno spazio geografico, ma un immenso teatro diffuso, dove ogni ponte era un sipario, ogni calle una quinta scenica, ogni palazzo un interno prezioso da cui potevano nascere intrighi, amore o fughe rocambolesche.

I pittori dell’epoca – Canaletto, Guardi, Longhi, Tiepolo – non dipingevano solo una città, ma la psicologia stessa di Venezia. Una città che non cambia, ma si trasforma. Che non corre, ma scivola. Che non parla, ma sussurra.

E Casanova era la sua voce più brillante.

Gli artisti dell’epoca l’hanno visto attraversare palazzi, teatri e salotti come un protagonista di un quadro; la Venezia settecentesca sembra dipinta proprio per lui: feste, candele, riflessi sull’acqua, sguardi che brillano più dell’oro.

Canaletto costruiva vedute perfette, quasi architettoniche, in cui la luce è limpida e mai invadente. In quelle tele, con i ponti tesi come corde e i riflessi che sembrano specchi, Casanova avrebbe potuto entrare con passo rapido, mantello leggero, cappello calato, come un dettaglio vivo dentro una città immobile.

E se Canaletto è il rigore, Guardi è il battito. Le sue pennellate sono veloci, tremolanti, quasi musicali; Venezia fluttua, si dissolve, ricompare; è la città vista da chi ha il fiato corto dell’attesa o dell’avventura. Guardi è il pittore della psicologia dell’istante, nei suoi dipinti la nebbia è complice, è la Venezia che Casanova conosceva all’alba, dopo le sue notti di promesse e partenze improvvise.

La vera amante di Casanova fu Venezia, quella delle stanze chiuse, dei salotti morbidi, delle dame che giocano a carte e dei cavalieri che si inchinano; è la Venezia del quotidiano elegante, del segreto sottinteso, della maschera che copre ma non nasconde, è la città che dipingeva Longhi, fatta di sguardi obliqui e conversazioni sussurrate.

Se Longhi è l’intimità, Tiepolo è il trionfo. I soffitti che affresca sono voli, figure leggere, colori che si aprono come fiori, scene mitologiche che scivolano verso lo spettatore. La Venezia di Tiepolo è l’unico luogo in cui il cuore di Casanova trova un soffitto abbastanza alto.

Il Settecento veneziano è una sinfonia visuale e Casanova ne è la nota stonata e meravigliosa, quella che non ti aspetti, ma che dà sapore all’armonia. Venezia è acqua, arte e desiderio. Casanova è parola, sguardo e movimento. Sono inseparabili e forse è questo il segreto dei suoi 300 anni, non essere stato eroe ma personaggio pittorico. Un uomo che sembra uscito da un quadro e che continua a camminare tra le calli come un’ombra elegante.

Per approfondire: Fondamenta degli incurabili