Viandanti e taccuini

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Viandanti e taccuini

Che siano di viandanti, viaggiatori o pellegrini, i passi stanno ai sentieri, come le lettere stanno al foglio.

Il viandante scrive, ogni viaggio è una traversata di nomi. Leigh Fermor ritrova per caso in Romania uno dei suoi quaderni dimenticati nel 1939 in un castello moldavo. Le ultime parole del taccuino contengono un utile elenco di stazioni di pernottamento. Vi sono parole in ungherese, bulgaro, rumeno, turco, greco moderno e una lunga lista di nomi e indirizzi. A rileggerlo tornano alla mente volti dimenticati da anni: un mercante di vini, un oste, uno studente, una ragazza ..

Quando si parte, nello zaino non dovrebbero mai mancare carta e penna, perché la marcia è una bella immagine dell’esistenza  a cui si deve donare memorie, è qualcosa di incompiuto che sfida continuamente lo squilibrio.

Uno degli aforismi della “Gaia scienza” di Nietzsche afferma: non scrivo soltanto con la mano, anche il mio piede vuol sempre essere della partita; libero e saldo, sostiene abilmente il suo ruolo sia per i campi sia sulla carta …

Così come la scrittura sulla carta segna il proprio solco, il sentiero è un ricordo incisivo nel vivo della terra, una traccia che si esprime nelle nervature del suolo, dell’infinita serie di viandanti che hanno frequentato i luoghi nel corso del tempo, una sorta di legame solidale che unisce le generazioni attraverso il paesaggio.

Quello che mi dispiace , tra i dettagli della mia vita di cui ho perso memoria, è non aver tenuto un diario dei miei viaggi. Rousseau 1972

La scrittura è la memoria degli eventi colti lungo il cammino, delle impressioni, delle emozioni provate. Un modo per il viaggiatore di eludere il tempo che trasforma il cammino in pagine di quaderno, per ritornarvi in seguito con nostalgia e riviverlo grazie ai mille riferimenti disseminati nel testo. Le memorie delle quali abbiamo tenuto un diario restano vive in virtù dello sforzo che si è dovuto fare per annotare regolarmente le vicende e delle letture che ogni tanto si sono intraprese per impregnarsi di ricordi o di nostalgia o per ricordare gli episodi prima di riannodarne le fila.

Lo sforzo di memoria per ricostruire un viaggio di cui non si sono presi appunti né scattate foto è votato al fallimento.

Sfoglio il taccuino di viaggio ingiallito … allora nulla era morto, era solo addormentato nel mio intimo e adesso tutto si risveglia e mi viene incontro dalle pagine sbiadite: i monasteri, i monaci, i ritratti, il mare … Kazantzakis 1961.

Si viaggia anche per scrivere, raccontare, cogliere delle immagini, cullarsi in dolci illusioni, accumulare ricordi e progetti.

Scrivendo mi sento libero dal mio dovere di passeggiare: sono certo di essere uscito di casa. Gaston Bachelard.

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Viaggiare, come scrivere, significa aprirsi al mondo: sono entrambe esperienze che sollecitano l’esercizio dei sensi; l’uomo ha bisogno di muoversi, con i piedi e con le mani, sono felici espedienti per prendere contatto con se stessi.

Fonte: David Le Breton

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