Le donne e la scrittura

donne e scrittura

Un salto indietro nel tempo per comprendere come le donne siano “entrate” da un punto di vista sociologico nel mondo della scrittura.

Dove la scrittura non era patrimonio comune, era ben difficile che le donne scrivessero; quale fosse lo stato di chi sapeva scrivere, non si imparava a farlo come qualsiasi altra tecnica: è infatti necessario essere immessi in un canale di istruzione formale per apprendere ed in tutte le culture del passato, la necessità di istruire una donna non è mai stata pari a quella di istruire un uomo.

I compiti istituzionali che la società riconosceva loro, non prevedevano quello dell’istruzione, considerata inutile se non addirittura “pericolosa”.

Quando nella società occidentale l’istruzione diventò un privilegio irrinunciabile di una “classe” e non più di un “genere”, si iniziò ad insegnare a leggere e a scrivere anche alle donne delle classi borghesi.

Tanto maggiori erano i valori sacrali conferiti alla scrittura, tanto più prezioso ne era il possesso e tanto più ne venivano escluse le donne e laddove la scrittura era una manifestazione collegata alla sfera religiosa, essa era riservata agli uomini soltanto; nella vita monastica era il monaco a scrivere e per lui il dominio della scrittura era una delle opere prescritte per la purificazione e l’ascesi.

In alcune culture, il corpo femminile assurge al ruolo di “funzione divinatoria” attraverso la scrittura corporea, riconducibile ai valori esprimibili dell’unità di un gruppo; le iscrizioni corporali servivano solitamente ad indicare uno stato sociale e spesso venivano applicate in corrispondenza di tappe particolarmente significative: la pubertà, lo svezzamento del primo figlio, le iniziazioni, durante le diverse “fasi di passaggio” della vita.

Ancora oggi in alcune zone del mondo, in alcune società e civiltà, i volti femminili ricoperti da iscrizioni contengono formule dall’elevata funzione protettiva a carattere divinatorio ed in alcune comunità in particolare, la capacità di decorazione dell’essere umano lo rende tale come nemmeno il linguaggio riesce a fare.

Non possiamo a questo punto non riflettere su come anche ai giorni nostri e sempre maggiormente, grande valenza venga attribuita alla scrittura corporea espressa attraverso i tatuaggi; il tatuaggio è da considerarsi a tutti gli effetti, al di là di ogni ragionevole forma di abbellimento estetico, una modalità di comunicazione non verbale che racconta un vissuto interiore e che assolve ancora fondamentalmente alle stesse istanze delle tradizioni di un tempo parecchio lontano.

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