L’alfabeto di Ildegarda

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Sante medioevali

Medioevo, anno 1103, nasce da una ricca famiglia aristocratica della Renania, Ildegarda di Bingen, una delle poche donne che riuscì a penetrare  nell’universo artistico culturale del tempo, dominato fino ad allora esclusivamente da figure maschili.

Entrata nel monastero benedettino di Disibodenberg, Ildegarda manifesta sin da subito attitudini e talenti fuori dal comune, coltivando studi e passioni che spaziano dalla letteratura alla filosofia, dalla musica alle scienze, dall’arte alla teologia, rivelando un temperamento originale, eclettico e decisamente fuori dal comune.

La sua storia di fine pensatrice e studiosa, si colora anche di una nota piuttosto particolare e che le valse l’appellativo di “sibilla tedesca”; Ildegarda soffriva di “visioni” dolorose, da lei descritte con dovizia di particolari come fossero vere e proprie allucinazioni dissociative, attribuite a poteri soprannaturali, imputabili a rivelazioni divine.

Le feroci “luci” brillanti che la tormentano, altro non erano con tutta certezza, che una particolare forma di emicrania con aura e che con una buona dose di ingegnosità, lei riuscì a convertire in atto creativo; i suoi pensieri fluiscono veloci così come l’immaginazione e la fervida vena descrittiva; intuisce che il suo malessere nasce da una sorta di rivelazione divina che ne coinvolge ogni suo “senso”.

Ildegarda inizia così a scrivere e descrivere le sue sensazioni, trasformando il potente flusso di iridescenti luci e visioni distorte in una sorta di alfabeto segreto che chiamò “litterae ignotae” di chiara derivazione latina.

Oscure restarono le motivazioni che la spinsero ad inventare tale sistema di scrittura, ma presumibilmente la sua fede la condusse a nutrire il desiderio di escogitare una forma di comunicazione universale destinata al dialogo diretto con Dio. Attraverso questo alfabeto Ildegarda si pone come obiettivo la descrizione di quelle immagini potenti che abitano il suo mondo in chiave simbolica; “scivias” divenne una delle sue opere maggiori, in cui illustra il suo pensiero teologico, al cui centro viene posta l’anima come disegno rappresentativo di un ideale armonico in tutte le sue parti.

La cultura monastica trova nella figura della badessa Ildegarda, una grande protagonista a cui si deve l’invenzione di un linguaggio nuovo e che la pone in una posizione piuttosto distante dalle tendenze ascetiche di quel tempo. Occorrono parecchi anni dopo la sua morte, prima che la Chiesa riconosca l’importanza del suo pensiero intellettuale: solo nel 2012 infatti, viene proclamata Santa e riconosciuta “Dottore della Chiesa”.

“L’amore dell’uomo è un ardore simile a un incendio che divampa nel bosco, quello della donna assomiglia al caldo tepore che viene dal sole e ne fa crescere i frutti”. I. d. B.

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Silvana Piatti Grafologa A.G.P. Consulente in Psicologia della Scrittura – Esperta in discipline Grafologiche