Il potere della firma

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Una delle curiosità più frequenti sulla scrittura è sicuramente il modo in cui firmiamo.

Ma cosa rappresenta di fatto per la Grafologia la firma e cosa può svelare il modo in cui scriviamo il nostro nome e cognome?

La prima parola che quasi sempre il bambino impara a scrivere è il proprio nome ed è con infinita soddisfazione che a quel segno tracciato sul foglio bianco, lui guardi con orgoglio come alla più stupefacente delle conquiste!

Effettivamente c’è molto di vero in questo, perché oltre al raggiungimento della necessaria abilità grafomotoria per riuscire a farlo, vergando il proprio nome, il bambino dà inizio ad un vero e proprio principio di identificazione.

La nostra firma ci accompagna per tutta la vita ed è anche l’ultimo segno che, quando le condizioni fisiche non lo consentiranno più, andremo a perdere: con la vecchiaia e/o la malattia, la scrittura arriva progressivamente  a destrutturarsi, ma i tratti caratteristici con cui scriviamo il nostro nome, tendono a rimanere inalterati il più a lungo possibile.

E’ solo per questione di abitudine e allenamento perché a firmare siamo spesso costretti mentre a scrivere un testo no? NO, non è solo per questo: la firma rappresenta la nostra individualità in tutta la sua interezza ed ha quindi un proprio valore intrinseco profondo ed altamente simbolico.

Ora cercherò di rispondere ad alcune fra le più frequenti curiosità che spesso il grafologo si trova a dover soddisfare …

Perché utilizzo più di una firma? Perché firmo solo con una sigla anziché con il mio nome per esteso? Perché ho cambiato spesso modo di firmare nella vita? Perché firmo solo con il nome o solo con il cognome?

Andiamo per ordine … molti di noi usano più di una firma! quindi non spaventatevi, non soffrite di sdoppiamento di personalità …  si utilizza un modo più “convenzionale” per documenti ufficiali, laddove sia anche espressamente richiesto che la firma risulti leggibile, mentre nella comunicazione più personale, si opta per uno stile diverso, più easy, più creativo, sicuramente più spontaneo; ma ci possono essere motivazioni anche di altro tipo, leggermente più complesse da considerare e quindi valutabili con maggiore approfondimento, al fine di fornire la chiave di lettura più esatta, caso per caso.

Sulla sigla (paraffo)al posto della firma per esteso, invece, potremmo dare almeno due diverse risposte; la prima riguarda i personaggi pubblici, che spesso creano veri e propri “marchi” ad hoc, totalmente liberi da ogni vincolo calligrafico, in cui non necessariamente si identifichino a livello personale, ma che consentano loro di rendersi particolari ed identificabili al loro pubblico.

Un’altra motivazione può essere altresì riconducibile al fatto che una sigla meno leggibile rispetto ad una firma per esteso, renda misteriosi e imperscrutabili everrà quindi adottata di preferenza, da chi desideri un po’ “nascondersi”  e mantenere uno certo qual riserbo.

Rientra invece nell’assoluta normalità una firma che muti nel tempo anche in modo piuttosto evidente: più di ogni altro elemento scrittorio, questa risente della mutevolezza di emozioni e condizionamenti, dei cambiamenti che affrontiamo nel corso della vita ed è quindi  più suscettibile a continue modificazioni.

Per quanto riguarda, poi, la scelta di utilizzare solo il nome di battesimo o solo il cognome, solitamente ha come significato, la misura in cui siamo più portati a rappresentare la nostra identità o attraverso una modalità più intima e privata rispetto a quella pubblica; il cognome è sempre legato alla tradizione familiare, alla propria dinastia di appartenenza.

Sono veramente infinite le variabili da considerare quando si esamina una firma, ne verranno osservati la posizione in cui viene apposta rispetto al testo, gli eventuali elementi accessori quali sottolineature, ornamenti decorativi, abbellimenti e molto altro ancora …

L’unica regola inequivocabile è che al fine di un’analisi grafologica, la firma di per sé non è sufficiente a rappresentare l’individuo, così come non lo è un testo a cui non si sia apposta la firma ed è quindi necessario che l’autore dello scritto fornisca un campione grafico completo: parte testuale firmata.

Potrei concludere questo sintetico articolo sul significato della firma con una citazione di Orhan Pamuk, che racchiude un concetto essenziale sulla dualità che noi esprimiamo attraverso la nostra scrittura:

“So bene ciò che voglio essere, ma devo ancora scoprire che cosa voglio diventare”.

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