Quando il corpo incontra la scultura

Silvana Piatti Arte
la percezione tattile ed emotiva nei musei

Nei musei entriamo in silenzio, ma è il corpo a parlare per primo. Davanti a una scultura, qualcosa si risveglia: non solo la mente osserva, ma la pelle “ricorda“. Anche senza toccare, sentiamo la materia vibrare: è un incontro invisibile, eppure profondamente reale.

E c’è un momento, davanti a una scultura, in cui lo sguardo si ferma ma il corpo continua a muoversi, impercettibilmente. E’ come se la materia scolpita chiamasse il corpo del visitatore a riconoscersi, a ritrovare in sé la memoria di quel gesto antico: plasmare, toccare, creare.

L’incontro fisico e sensoriale con la scultura come esperienza totale: nei musei, lo sguardo è spesso educato alla distanza: “non toccare” diventa una regola, ma anche un limite. Eppure, nel profondo, il corpo “tocca” comunque; le mani immaginano la superficie, le dita ricordano cosa significhi accarezzare il marmo, il legno, il bronzo. L’esperienza estetica non è mai solo visiva, è somatica, coinvolge la pelle, il respiro, la postura. E’ il corpo intero che si fa sensore di bellezza.

La scultura come specchio dell’identità: empatia tattile e memoria somatica; le neuroscienze confermano ciò che l’intuizione artistica aveva già compreso: osservare una scultura attiva nel cervello aree motorie e tattili, come se davvero la stessimo sfiorando. Questo fenomeno, chiamato “empatia tattile“, ci rende partecipi dell’atto creativo dell’artista; guardando una figura scolpita, il nostro corpo rivive la tensione e la carezza che le hanno dato forma. La visione diventa gesto interiore.

L’arte non ci chiede soltanto di vedere ma anche di “sentire” con tutto il corpo e la scultura, con la sua presenza tangibile e simile alla nostra, ci insegna a tornare alla realtà più semplice e più misteriosa: abitare la materia per ritrovare lo spirito.