Il quadro sotto l’albero

Il quadro sotto l'albero
cronaca di un disastro annunciato

Arriva il Natale e l’essere umano smette di essere prudente e perde il senso della misura. Non accade davanti al pandoro o allo spumante, ma davanti a un quadro. Un quadro che diventa, improvvisamente, il regalo perfetto.

Regalo un quadro, farò un figurone”.

Perché nulla, più di un’opera d’arte, promette di raccontare raffinatezza, sensibilità, profondità culturale. Nulla al tempo stesso, è più capace di creare disagio. Regalare un quadro non è un gesto gentile. E’ un atto concettuale. E’ un’esposizione pubblica di sé, mascherata da dono. Non è un regalo, è una responsabilità e, a Natale, nessuno vuole ereditare un problema assicurativo.

Il vero errore non è la solo la misura, il prezzo, lo stile; è l’ostinazione di voler sembrare amanti dell’arte a tutti i costi. Si chiama sindrome del collezionista improvvisato. Persone che durante l’anno non distinguono un acquerello da una stampa offset, improvvisamente diventano esperti. Frequentano gallerie come si frequentano le enoteche a dicembre: con aria ispirata e competenza presunta.

L’arte, a differenza dei profumi o delle cravatte, non ammette margini di sicurezza. Non esiste il “piace a tutti”.

Troppo grande: il quadro monumentale è una dichiarazione  di guerra alle pareti. Il destinatario sorride, ringrazia e inizia un processo mentale complesso fatto di spostamento, rinunce, piccoli lutti domestici. Il ricordo di viaggio? Sacrificabile.

Troppo misero: qui entra in gioco il dramma. Per sembrare amanti dell’arte, si scivola nel territorio minato delle fiere improvvisate, delle firme illeggibili, delle opere “molto interessanti” spiegate dal venditore con entusiasmo sospetto. Il quadro arriva accompagnato da una storia eroica che nessuno ha chiesto e il silenzio che segue è assordante.

Troppo prezioso: il colpo di grazia. Il capolavoro, l’opera importante, il quadro che viene consegnato con un tono di voce più basso. Da quel momento in poi, nessuno vive più serenamente. Si abbassano le luci, si evitano le finestre, si teme l’umidità. Il destinatario non dorme più, attanagliati dall’ansia di rovinare tutto semplicemente respirando.

Il vero problema: il punto non è il quadro. Il punto è l’uso dell’arte come travestimento sociale, come prova di distinzione, come dichiarazione di appartenenza a un mondo che si frequenta forse raramente, ma si desidera esibire.

Morale natalizia? Se proprio volete regalare arte, regalate tempo, curiosità, una scoperta condivisa. Lasciate che il quadro arrivi per desiderio, per innamoramento.

Perché l’arte non ama stare sotto l’albero e chi la regala senza ascoltare, spesso, regala solo se stesso.