Ultime lettere da Van Gogh

Van Gogh
le ultime lettere di Van Gogh

Attraverso il diario straordinario di Johanna van Gogh Benger, moglie di Theo fratello del grande Vincent Van Gogh, un inedito affascinante “ritratto” del grande pittore che tanto amò dipingere quanto scrivere; Johanna, depositaria dei quadri e delle lettere, consegnò al mondo opere che rischiavano di restare nell’oblio, scritti e corrispondenza; ci mostra che l’arte è un cristallo dalla trasparenza perfetta, impenetrabile come la follia.

“Sono più di seicento, legate tra loro con nastri rossi o celesti: le lettere più che i quadri, sono state il suo feticcio segreto ed intimo, da quella del 1873 fino alla lettera che il pittore aveva addosso la sera della sua morte; le lettere sono in fiammingo, francese e inglese, sempre con quella scrittura urgente di chi viaggia con il pensiero alla stessa velocità della penna.

Van Gogh padroneggia l’arte di scrivere lettere, si impegna al massimo anche quando scrive un messaggio di una sola riga; lo guida l’idea che il destinatario possa appenderlo da tanto è bello, alle pareti di casa:

Van Gogh scrive come dipinge”.

Perché non cerco di rendere esattamente ciò che ho davanti agli occhi, ma mi servo del colore in modo arbitrario per esprimermi con maggior forza. Comunque lasciamo stare la storia, voglio darti un esempio di ciò che intendo dire. Vorrei fare un ritratto di un amico artista che sogna i grandi sogni, che lavora come l’usignolo canta, perché questa è la sua natura. E’ biondo, e io vorrei mettere nel quadro la stima e l’amore che ho per lui. Lo ritrarrei dunque, cos’ì com’è, il più fedelmente possibile, per cominciare. Ma il quadro non sarebbe terminato così. Per finirlo farò il colorista arbitrario. Esagererò il biondo dei capelli, arrivando ai toni arancione, ai gialli cromo, al limone pallido.

Quelle scritte in inglese, forse, avevano lo scopo di depistare intromissioni familiari, ma la pratica di spaziare tra gli idiomi doveva avere soprattutto un altro significato: chiarire questioni che, nella lingua madre, rimangono in ombra.

Scrivo, scrivo più che posso per sfuggire all’altrui passione per l’uniformità.

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Tratto da “La vedova di Van Gogh” di Camilo Sanchez