I cassetti della memoria

Chi di noi non ha adibito un cassetto della casa a custode discreto e riservato dei nostri ricordi più cari e più intimi?

Bigliettini  dei compleanni importanti, la lettera ingiallita dal tempo del primo fidanzato, i quaderni della prima elementare, il  disegno natalizio dei nostri figli … insomma, non possiamo negare anche nell’era della tastiera, i ricordi più significativi viaggiano sulla carta e restano lì, a volte sepolti per anni, ma sempre presenti nel nostro cassetto preferito, del nostro mobile preferito, nella nostra camera preferita …

Parlando di ricordi, cassetti e memorie, mi viene facile associare a questi termini, un parametro facilmente valutabile attraverso la scrittura di una funzione mentale di particolare importanza: la memoria, appunto.

Ma come potremmo definirla? Sinteticamente una predisposizione a trattenere nella mente idee, pensieri, accadimenti riportandoli successivamente alla stessa in modo sufficientemente chiaro e distinto.

Perché la nostra memoriafunzioni” in modo efficiente, sono diverse le attività intellettive che necessitano di essere ben coordinate tra loro: capacità di acquisizione e comprensione dei concetti, capacità di organizzazione mentale senza troppa dispersione, capacità associativa, indispensabile quest’ultima per collegare le esperienze/ricordi accaduti col vissuto attuale.

Gli indici che, per contro, non depongono a favore di una memoria efficace, sono riconducibili a quelli che interferiscono in modo negativo con la “fissazione” dei concetti: il disordine non favorisce una buona memoria, l’iperemotività nemmeno, l’eccessivo slancio istintivo non ne è amico, perché tutto passa molto velocemente e si fatica a trattenere ….

Avete mai sentito parlare dei cassettini della memoria? Certamente si! Sono quelli che in alcuni inaspettati momenti si aprono, senza apparente motivo, magari quando stiamo pensando a tutt’altro e che ci riportano, attraverso un rapidissimo flash, ad un avvenimento, un gesto o ad una semplice parola sepolti sotto la polvere del tempo.

Visualizziamo con l’immaginazione un comò a più cassetti in cui siano stati messi molti oggetti un po’ alla volta: ecco, la nostra memoria è come un grande contenitore ed i cassetti sono come tanti “reparti” in cui in ognuno è conservato qualcosa di diverso.

Tutto ciò che abbiamo imparato a fare, l’acquisito quindi, gli schemi ripetuti nel tempo che producono azioni o comportamenti in automatico, finiscono nel “reparto” di quella che si chiama memoria procedurale (andare in bicicletta, nuotare … per esempio).

Nel “reparto” della memoria semantica, invece, finiscono le informazioni su fatti accaduti e che si consolidano nel panorama delle nostre conoscenze generali (il primo Re di Roma ?! ve lo ricordate vero?)

La memoria episodica ci consente di trattenere elementi unici, legati ad un evento o luogo specifico e può rappresentare un contenuto dall’alto valore emozionale (il primo bacio di …) (top secret)!

La memoria di lavoro, chiamata anche memoria a breve termine, è la più significativa per ciò che concerne l’apprendimento ed è purtroppo quella più “piccola” in termini di spazio, non ci sta molta roba tutta assieme!  In tale cassetto finiscono tutte le informazioni recenti, da utilizzare nell’immediato ed è importante tenerla in continuo allenamento! (il titolo del film che ho visto ieri sera???)

Abbiamo compreso pertanto, che di “cassetti della memoria” ne esistono diversi, altri ancora oltre a quelli di cui ho scritto oggi, ma sappiate che per qualsiasi di questi vale un concetto fondamentale: la lettura e la scrittura manuale sono competenze da esercitare sempre se si vogliono conservare dei buoni livelli di memoria e quindi tenete nella vostra “palestra mentale” sempre un notes ed una penna, perché ciò che scrivete a mano, lo ricorderete più a lungo e non solo quello!

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