Dalla scrittura al Visual Design

Silvana Piatti per Grafologia 2 puntozero @grafologiaduepuntozero #grafologiaduepuntozero
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Oggi vi parlo di dialogo fra scrittura e Visual Design

Visual Design di Riccardo Falcinelli:  vi consiglio di leggere i suoi volumi perché molto interessanti, trattano argomenti di psicologia della percezione ed in alcune loro parti ho trovato trattazioni degne di nota anche sulla scrittura manuale.

Lo studio dell’ affascinante e sempre più attuale Visual Design, è un mondo che trascina nella conoscenza di una materia che riesce ad essere declinata in svariati modi, alcuni dei quali si “incrociano” con la disciplina della Grafologia: la scrittura è arte a tutti gli effetti e per derivazione ha grande affinità anche con il design!

Riporto pertanto un passo in cui sulla scrittura manuale l’autore ce ne parla con la propria visione, con il linguaggio ed il sapere dell’immagine, del visuale, della comunicazione immaginale.

Le pratiche artistiche e artigianali hanno sempre comportato un uso specifico del corpo e dello spazio e sarebbe una grave svista non considerare quanto conti il corpo nella formulazione del pensiero creativo.

Quando prendiamo appunti, quando schizziamo, quando progettiamo, inventiamo o scarabocchiamo, stiamo mettendo in atto pratiche mentali diverse, senza confini precisi tra scrittura, organizzazione e disegno: perché le attività grafiche sono, più in generale, un modo in cui spostiamo il pensiero sul foglio.

Per questo, progettare esclusivamente al computer rischia di farci perdere delle possibilità: la rigidezza di immissione della tastiera e del mouse ancora non ci consentono la libertà di pratiche miste, che ci permettono invece carta e penna.

Lo stesso touch screen rimane una procedura piena di vincoli: possiamo fare solo quello che è stato previsto a monte e niente altro.

Nelle attività progettuali, rimane invece fondamentale poter saltare da un uso a un altro: pensate alla scarica fisica che comporta per un bambino cancellare un disegno di cui non è contento, l’energia e anche la violenza con cui si nega un segno, seppellendo sotto altri segni. Anche il cancellare fa parte del mettere le idee sulla carta.

Il valore sinestetico del disegno è poi indubbio, sia nella produzione che nella fruizione. La grana ruvida o liscia di un supporto o di un materiale è un’esperienza precisa; calcare su un foglio o muoversi leggeri è subito, mentre lo si fa, fonte e prodotto di uno stato multisensoriale.

Rinunciare al disegno in nome della sveltezza o del progresso digitale comporta rischi enormi: significa rinunciare anzitutto a una pratica motoria, alle potenzialità ragionative che nascono dall’uso del corpo.

Lo scarabocchiare, il dipingere, l’incollare, lo scattare fotografie andrebbero recuperati non per nostalgia antidigitale, ma per proporre al corpo altre posture e quindi altre idee.

Il design dovrebbe essere un modo di ragionare, di impostare problemi, di raccontare storie, non può ridursi a maneggiare box o a spostare pixel.

Scrittura e Visual Design
Grafologia per Visual Designer
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