Quando la pelle parla

l'arte come atlante dermatologico
l’arte come atlante dermatologico

Xavier Sierra Valenti e le malattie della pelle dipinte nei secoli.

L’arte non mente. Al massimo abbellisce. Ma quando osserviamo attentamente un dipinto, soprattutto se lo guardiamo con l’occhio clinico di un medico, scopriamo che la tela è spesso un vero referto.

Questo lo sapeva bene Xavier Sierra Valenti, medico e studioso appassionato d’arte, che dedicò gran parte della sua ricerca all’identificazione delle malattie dermatologiche raffigurate nei dipinti storici. Un approccio affascinante: leggere la pelle dipinta come una cartella clinica ante litteram.

Perché gli artisti, a differenza di quanto si pensi, non hanno sempre corretto la realtà. Talvolta l’hanno osservata, studiata e riprodotta con una precisione quasi spietata.

Prima della fotografia, prima della medicina moderna, prima persino di una nomenclatura clinica condivisa, la pelle era già lì: visibile, esposta, impossibile da ignorare. Macchie, escrescenze, arrossamenti, ulcere. L’artista li vedeva. E talvolta li dipingeva. Non per crudeltà, ma per fedeltà.

Sierra Valenti sottolineava come molte opere possano essere lette oggi come testimonianza preziose della diffusione di malattie cutanee in determinate epoche e contesti sociali.

I casi più celebri: diagnosi a posteriori.

Rembrandt – verruche, rosacea e ipercheratosi. Nei tratti di anziani di Rembrandt, la pelle è tutto fuorché idealizzata. Si osservano verruche sebacee, arrossamenti cronici, texture cutanee irregolari che oggi farebbero pensare a rosacea o cheratosi attinica. Rembrandt non corregge. Non nasconde. Dipinge la pelle come luogo dell’esperienza, del tempo, della vita. Altro che filtro bellezza!

Caravaggio – ulcerazioni e infezioni. Nei suoi personaggi popolari, mendicanti, apostoli scalzi, la pelle racconta una vita dura: piaghe, ferite infette, arrossamenti compatibili con dermatiti croniche o infezioni batteriche. Per Caravaggio il realismo non è estetica, è verità. E la verità, spesso, prude.

Goya – la malattia come destino. Nei dipinti e nelle incisioni di Goya, la pelle può diventare inquietante: macchie scure, gonfiori, deformazioni che alcuni studiosi hanno collegato a sifilide, lebbra e patologie sistemiche con manifestazioni cutanee. Qui la pelle non è solo superficie: è metafora della decadenza umana.

Ribera – piaghe, deformità, ipertricosi. Ribera è quasi un dermatologo barocco inconsapevole. Nei suoi soggetti affetti da malattie rare (come l’ipertricosi, il cosiddetto “uomo lupo”), la pelle è protagonista assoluta. Non c’è pietà, ma nemmeno scherno. C’è osservazione. Clinica. Potente.