Destini surreali

Benvenuti nella fantasia

Ci sono incontri che cambiano il corso della vita degli individui, che ne modificano la visione sull’esistenza, che scatenano intuizioni, impongono rivoluzioni, innescano connessioni: molto spesso questi magici incontri hanno luogo sul palcoscenico dell’arte e hanno come protagonisti menti profetiche e visionarie, segnate da un destino inevitabile, quello riservato a chi crea ponti e sogna utopistici orizzonti.

I nomi di due eccentrici interpreti di un improbabile incontro sono Salvador Dalì e Walt Disney: il filo destinico che li fece avvicinare fu il sogno, la catarsi che li unì, la fantasia, quella fantasia che non ha mai furia di arrivare perché per fantasticare bisogna allungare il viaggio …

Dalì fu sicuramente il più famoso tra i surrealisti; talentuoso, ossessivo e stravagante, esercitò una profonda influenza sull’arte mostrando una genialità fuori dal comune; fu attratto in modo quasi morboso dal cinema e dalle teorie freudiane, traducendo in immagini tutto ciò che emergeva dai recessi più profondi del suo inconscio; Dalì trovò un altro veicolo oltre alla pittura per turbare, scandalizzare, profetizzare.

Disney fu invece l’uomo del “se puoi sognarlo, puoi farlo”; supportato da una mente visionaria, anticipatrice e fortemente influenzata dalla potenza del mondo onirico ed immaginativo, divenne il mostro sacro della rivoluzione cinematografica: il territorio in cui intravide la possibilità di unire reale ed immaginario, sogno e creazione, razionalità e irrazionalità fu la fiaba proiettata sul grande schermo.

Due nuovi linguaggi d’espressione, figli di quegli anni innovatori, il loro anello di congiunzione: le teorie psicoanalitiche freudiane, che aprirono un varco sulla dimensione poetica del sogno e sul concetto di libertà personali tanto amate dai due artisti ed anche se Freud guardò al movimento Surrealista con un certa diffidenza, ormai il cinema stava diventando il luogo di elezione dell’irrazionale, così come nella pittura, il Surrealismo ne divenne la voce più autentica e rappresentativa.

Fu alla fine del 1945 che Dalì e Disney si incontrarono con l’intento di dare vita ad un sodalizio professionale che aveva come obiettivo la realizzazione di un cortometraggio dal titolo “Destino”, prodotto sulla combinazione di disegni animati, immagini e musica: arte e sovvertimento erano destinati da quel momento ad unirsi in una sola anima.

Ancor prima dell’incontro con Disney, Dalì strinse amicizie e collaborazioni con registi importanti quali Bunuel e Hitchcock, creando scenografie ed ambientazioni legate alle più oscure tematiche oniriche, a deliri misteriosi, ad ossessioni insondabili che, combinando reale ed immaginario, ben riuscivano a tradursi nel linguaggio filmico, attraverso sequenze in cui la poetica surrealista spaziava utilizzando il mezzo cinematografico e portava in superficie un mondo gravido di idee multiformi e sotterranee.

Purtroppo però, il destino di “Destino” incontrò gli intoppi causati da mancanza di fondi, dallo scoppio della guerra e dai tortuosi percorsi mentali di Dalì sempre alle prese con nuove esperienze e sperimentazioni artistiche mentre, nel frattempo, i sogni disneyani si concretizzavano in innovative pellicole di grande successo: da Fantasia a Dumbo, da Bambi a Biancaneve e i sette nani solo per citarne qualcuna.

Il loro cortometraggio, della durata di pochi minuti non vide quindi mai la luce se non moltissimi anni dopo; fu Roy Edward Disney, il nipote di Walt, a credere in quel progetto restato nel cassetto sino al 1999 e a portarlo a termine: “Destino” fu proiettato al pubblico per la prima volta nel 2003 in ricordo di un incontro tra due uomini che credettero nello stesso sogno, un sogno che ricorre anche tra tutti gli idealisti che credono nella possibilità del mistero, del comunicabile e dell’incomunicabile, del magico e del fiabesco.

“Il corpo contenuto”

Albert Einstein diceva: solo coloro che sono abbastanza folli da poter pensare di cambiare il mondo lo cambiano davvero

Fonti bibliografiche: Il destino di un incontro di F. Adamo e C. Pennestrì – Solo i folli cambieranno il mondo di L. Maffei