La conquista dell’inutile

barca nel bosco

La conquista dell’inutile

Per ragioni che non conosco, un tempo non riuscivo nemmeno a leggere questi diari redatti durante la lavorazione del film Fitzcarraldo. Oggi, ventiquattro anni più tardi, mi è sembrato improvvisamente facile, anche se, da un punto di vista tecnico, non lo è stato altrettanto decifrare la mia stessa grafia, che allora era di dimensioni microscopiche. Queste annotazioni non sono il resoconto delle riprese, a malapena accennate, né possono essere considerate diari, se non nel senso più ampio del termine: sono qualcosa di diverso, un paesaggio interiore partorito dal delirio della giungla. Ma nemmeno di questo sono sicuro. Gennaio 2004. Werner Herzog.

Il volume “La conquista dell’inutile” raccoglie il lungo diario tenuto da Werner Herzog durante i due anni e mezzo di lavorazione del suo film-capolavoro Fitzcarraldo nella giungla amazzonica, tra il giugno 1979 e il novembre 1981. Protagonisti di queste pagine sono, come nel film, la lussureggiante foresta pluviale e le sue popolazioni indios che a centinaia lavorarono come comparse nella pellicola, oltre a Klaus Kinski, l’attore preferito di Herzog. Nel descrivere la quotidianità di un’impresa che non ha nulla di quotidiano, Herzog arriva a ripensarsi radicalmente come artista e come uomo, riflettendo sul ruolo dell’arte, sul concetto della civilizzazione, sul senso della violenza e sull’ineluttabile crudeltà della natura. Ne risultano pagine affascinanti, filosofiche e poetiche insieme, che l’autore definisce più appassionanti del film stesso, una sorta di scrittura che, come in un processo magico, vuole scongiurare la disgrazia.

fitzcarraldo

Una visione si era radicata dentro di me: l’immagine di un grande battello a vapore su una montagna, la barca che si trascina tra i fiumi grazie alla sua stessa forza, risalendo un ripido pendio nel cuore della giungla e, in mezzo a una natura che annienta senza distinzione i deboli e i forti, la voce di Caruso, che riduce al silenzio il dolore e il clamore degli animali nella foresta amazzonica e smorza il canto degli uccelli. In questo mondo irreale, come nella strofa di una poesia in una lingua sconosciuta che non capisco, mi ritrovo a provare un profondo terrore. W. H.

Un film ed un libro, che mi cambiarono profondamente la visione della vita; la metafora de La conquista dell’inutile mi ha “inseguita” per tutti questi anni, nella certezza che anche io prima o poi avrei vissuto almeno una notte della mia vita a bordo di una barca isolata in un qualche bosco:  chi sogna può muovere le montagne  … è una follia intraprendere un’impresa epica con il solo intento di realizzare un sogno? Non è forse questa l’ambiziosa poetica dell’impossibile? dalle pagine del mio diario datate Giugno 2020

Iquitos, 23 ottobre ’79 – un foglio sparso tra le pagine del diario: la vita è micidiale, sia mentre vivi che quando finisce.

Camisea, 6 giugno ’81 – il primo tentativo di trainare la nave non è andato a buon fine; dopo pochi metri la nave si è messa lievemente di traverso e si è bloccata e io ho sentito la potente gomena d’acciaio battere in modo strano contro la carrucola … la nave è scivolata bruscamente indietro ma era comunque un bello spettacolo; gli attori principali del nostro dramma straziante, circondati da una giungla imperturbabile che ci fa da spettatore, non sono più gli esseri umani ma i grossi cavi d’acciaio, gli argani, il fango, gli smottamenti. W. H.

la conquista dell'inutile

Il fiume nella sua maestosa indifferenza sprezzante può annientare ogni cosa: la fatica degli uomini, il peso dei sogni, le pene del tempo; forse sarebbe meno insano trasportare la nostra barca su, in cima alla montagna, nel silenzio del bosco, dove nei geroglifici delle cortecce si nasconde il testo delle formiche e delle farfalle …

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