La paralisi del pudore artistico

la paralisi del pudore artistico

Esiste un fenomeno poco studiato, quasi clandestino, che colpisce all’improvviso nei musei, spesso davanti a statue greche e bronzi eroici: la paralisi del pudore artistico. E’ un’epidemia silenziosa, elegante, imbarazzante e assolutamente trasversale. Colpisce studiosi, turisti, appassionati; entri con l’aria seria di chi è venuto per la Cultura, quella con la C maiuscola e, dopo le prime tre statue, ti ritrovi catapultata nella Fiera Internazionale del Nudo Integrale.

Tutti nudi, tutti gloriosi, tutti fierissimi dei loro addominali scolpiti e tu, creatura contemporanea, ti senti improvvisamente un’intrusa in una festa dove gli unici vestiti sei tu e la tua timidezza. Ti avvicini alla statua, fai finta di studiare la proporzione, inclini la testa ma poi uno sguardo furtivo scivola, scivola e finisce inevitabilmente lì.

Non volevi. E’ successo. Ti senti colpevole come se avessi violato un protocollo museale segreto: si può guardare tutto, tranne ciò che l’artista ha scolpito con maggiore entusiasmo. I Greci, poi, sono spietati, il loro corpo ideale è talmente perfetto che al confronto ti senti un bozzetto preliminare mal riuscito.

E’ scientificamente provato: davanti a un nudo monumentale, tutti, almeno una volta, abbiamo pensato – Ma dove la metto la vista? Posso guardare la testa? Forse le mani? Che faccio, guardo il piede? –

La verità è che l’arte ci mette a nudo; l’imbarazzo non viene dal corpo dell’opera, viene da noi. L’arte ci ricorda solo che siamo fatti di pelle, ossa, fragilità e pudori e superare l’imbarazzo è semplice: basta ricordare che loro sono lì da duemila anni. Hanno visto di tutto, guerre, restauri, terremoti, scolaresche urlanti.

E allora perché ci imbarazziamo di fronte a quei corpi nudi? La risposta colta è semplice: perché l’arte, a differenza nostra, non ha vergogna. I corpi nell’arte sono liberi, solenni, definitivi. Non conoscono tentennamenti, né timidezze – anche perché diciamocelo – nessuna di quelle statue ha la panza, persino le divinità minori hanno più addominali di un atleta olimpico.

Il visitatore moderno e il corpo antico finisce quindi per essere un incontro diplomaticamente difficile, il nostro corpo si confronta con forme che sembrano scolpite direttamente dal concetto di perfezione. Non a caso esistono angolazioni strategiche da cui osservare le statue:

Mai guardare frontalmente un nudo eroico

Mai abbassare lo sguardo troppo velocemente

Mai sembrare troppo interessati

Il nostro imbarazzo è tutto un gioco mentale, il vero nudo è quello emotivo; l’arte ci mette davanti alla nostra vulnerabilità, al nostro senso della misura, che spesso davanti alla perfezione antica, si rivela troppo stretto.

La paralisi del pudore artistico non si cura, si affronta con un sorriso, un pò di autoironia e con il rispetto di chi sa che la bellezza, in tutte le sue forme, non è mai indiscreta e se proprio non sai dove guardare, fingi di studiare l’anatomia della mano. Funziona sempre.